CLAUDIO BALLESTRACCI

COSE CHE NASCONO DA ALTRE COSE
Il gioco degli scambi nell’opera di Claudio Ballestracci
sabato 30 novembre 2013, ore 17

ballestracciweb

Nel 1996 si ostinava ad assemblare scatole con oggetti ritrovati. In occasione di una mostra nelle grotte tufacee di Santarcangelo, l’assenza d’illuminazione lo indusse a costruire una lampada per ogni lavoro esposto: furono vendute tutte le lampade – e nemmeno un’opera.
Iniziò quindi una piccola produzione di oggetti luminosi, per la quale nel 2003 fu selezionato da Pitti Immagine per il progetto “D-Zone stilisti/artisti le nuove realtà del design”. Il premio consisteva nell’opportunità di esporre la propria produzione in occasione di Pitti Casa, a Firenze. Non fu venduto neppure un progetto luminoso – ma ricevette i complimenti per l’allestimento da Paola Navone, architetto e curatrice della manifestazione. Così, l’anno successivo fu chiamato a ideare e progettare gli spazi espositivi di Pitti Immagine, la collaborazione durerà sino al 2008. Nel 2002 vinse il secondo premio al concorso “libri mai mai visti” con un’opera “dimenticata” nelle lontananze di un colmo di armadio. Fu notata da un’amica, che gli consigliò di concorrere – e il curatore gli commissionò un’opera ispirata ai 99 libri immaginari di François Rabelais. In seguito, gli fece progettare e realizzare mostre tematiche nella casa natale dello scrittore a Chinon, in Francia…
Non è ancora finita e non può essere un caso: “Dio non gioca ai dadi” (diceva Einstein). L’incontro sarà un’occasione per presentare il suo lavoro e la genesi di cose che nascono da altre cose.

Claudio Ballestracci, artista autodidatta, il cuore della sua ricerca consiste nel vivificare il fattore apparentemente inerte della materia (frequente l’uso del metallo) attraverso processi tecnici elementari: la luce, l’elettricità, la simbiosi alchemica con elementi composti e naturali. L’oggetto ritrovato è la materia prima per elaborare l’immagine, così come un luogo o un edificio sono fonte di ispirazione originaria. Le immagini prodotte sono quasi sempre attraversate dalla luce: nella trasparenza dei raggi filtrati dalla cera e dal cotone, dalla resina e dall’acqua si svelano concetti vividi trattenuti dentro strutture inerti, nella commistione fra organico e inorganico. Le opere, spesso caratterizzate da una dichiarata obsolescenza, sono contrassegnate da una matrice comune, la rovina, nel segno della caducità e della memoria. Ha esposto in Italia e all’estero. Vigile esploratore di storia e storie della cultura, con una predilezione per il mondo del libro, ha progettato e allestito esposizioni temporanee (“Memoria come futuro” per il CEIS a Rimini, “Vittorio Belli 1870-1953” a Igea Marina, “30 anni di libri d’artista di Pulcinoelefante” a Russi) e interne ai musei (al Musée Rabelais a Chinon, nella Casa Rossa di Alfredo Panzini a Bellaria Igea Marina). Autore di scenografie e progetti in ambito teatrale (Bambini, La città del sonno, Regina la paura per la compagnia teatrale Le Belle Bandiere, Pierrot Parisienne per la compagnia teatrale I Ciarlatani), si occupa di architettura attraverso proposte che vertono sul rapporto poetico fra natura e paesaggio, luce e ambiente (Le vele di confine, progetto finalista per un intervento di mitigazione ambientale Torino - Bardonecchia, L’acqua è di tutti, installazione interattiva, Périgueux). Vive e lavora a Longiano.

Scritto da Massimo Balestra il 18 Ott 2013 in Calendario, Casa dell'Upupa, Eventi-eventi

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