Michele Marziani

Ogni volta che si pubblica un libro c’è della strada da fare. È in quel momento che comincia il lavoro: girare, parlarne, presentarlo, raccontarlo, raccogliere gli echi dei lettori, ripensare il lavoro fatto come qualcosa di diverso, che si riplasma nel tempo. Ecco, un libro si trasforma: da materia di scrittura diventa materia di scultura. Perché nel riplasmare le idee c’è la concretezza dello scultore. Non so se è vero, ma l’ho pensato quel pomeriggio che ho portato il mio romanzo “La trota ai tempi di Zorro” nello studio di Ilario Fioravanti. Più della cortesia, dell’ospitalità, del pubblico attento mi ha colpito lo stare tra le cose scolpite e plasmate, tra il fare che cambia la materia e la trasforma in sogno. Ognuno poi ha sogni suoi che di fanno universali: così, nel ricordo, con un occhio andavo alla finestra e alle campagne di Sorrivoli, con l’altro al bambino che regge lo storione. Scrivevo un romanzo di storioni in quel periodo e Ilario Fioravanti l’aveva già scolpito, quel romanzo. Inconsapevole, come siamo tutti, di dove conducano gli incroci.

Michele Marziani

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Scritto da Massimo Balestra il 17 Ago 2008 in Ospiti

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