Il lavoro dell’arte

Il lavoro dell’arte è un gran piacere, anche se faticoso, impegnativo, pesante, com’è la scultura. Ho una gran quantità di idee che non so se riuscirò a realizzare, e ogni idea ne porta un’altra, come la luce nel tramonto che mentre cala d’intensità aumenta il baluginio, l’intensità del colore. Meno luce, ma più fascino.

Come architetto mi è capitato spesso che a metà dell’opera dovessi cambiare – quando tutto era già stato progettato e mi sembrava funzionare – il mio lavoro; allora ho imparato, per consolarmi, che il bravo architetto è quello che dagli errori ricava poesia. Così è in scultura. La faccio in un giorno, a volte, ma la penso per mesi, disegno, provo e riprovo. Tiziano dipingeva un quadro poi lo lasciava da parte per molto tempo e quando lo andava a rivedere ne faceva una critica, penso sia questo il modo di procedere, non esercitare un’arte per compiacere, ma per esprimere delle sensazioni e dei concetti.

La professione di architetto per molti anni ha limitato il tempo che potevo dedicare alla mia grande passione: la scultura e ricordo che, in quegli anni, vagheggiavo la possibilità, in prossimità della fine della mia vita, di poter seppellire tutto il mio lavoro di scultore in una grande fossa e farlo sparire, affidandolo al grembo della terra.

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